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Spirografo Avevo in mento di iniziare questa stagione di “Due parole su…” parlando delle primarie del PD, ma all’ultimo momento ho cambiato idea.
Approfitto di una recente votazione alla Camera per discutere di un argomento che voglio trattare da tanto tempo, e visto che alle votazioni manca più di una settimana ho deciso che la squadra il partito del cuore può attendere.
Oggi voglio parlare dei diritti degli omosessuali.
Pochi giorni fa la Camera dei Deputati ha bocciato una proposta di legge avanzata dal PD che riconosceva l’omofobia come aggravante di un reato.
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| Paola Binetti |
I contrari a questa proposta hanno avanzato diverse motivazioni (una più stupida pretestuosa dell’altra) per giustificare il loro rifiuto, ma ce n’è una che secondo me vale la pena di analizzare più delle altre.
Secondo Roberto Cota (Lega Nord) il progetto di legge va ampliato per estendere la tutela anche ad altre categorie, come ad esempio anziani ed invalidi.
Premesso che sono favorevolissimo ad una tutela di queste categorie, equiparare la loro condizione a quella dei gay è concettualmente sbagliato.
Anziani ed invalidi (giusto per fare degli esempi) sono persone ostacolate da alcuni limiti fisici (difficoltà a muoversi, ipovedenza, ecc…), e di conseguenza più esposte alla vigliaccheria ed ai problemi della vita di tutti i giorni, come ad esempio la criminalità o il mobbing sul posto di lavoro.
Gli omosessuali (come pure le minoranze etniche) sono invece persone assolutamente normali, nel pieno delle loro facoltà fisiche e mentali, perseguitate per motivi puramente ideologici e culturali, tanto più che la comunità gay è forse quella che presenta meno problemi di convivenza.
Se nel caso di altri gruppi sociali, come ad esempio i Rom, ci sono degli oggettivi problemi di coabitazione civile (superabili, ma molto concreti), gli omosessuali sono individui che palesano la loro diversità esclusivamente in privato e fra di loro.
La violenza nei loro confronti non deriva quindi dalla viltà tipica dei delinquenti, ma da un odio intrinseco e gratuito verso la loro stessa natura.
Non è una cosa da poco.
Ritengo che la comprensione di questo passaggio sia il nodo alla base di tutta la questione omosessuale poiché, per come la vedo io, tutti i problemi di accettazione che affliggono i gay derivano dalla mancata riconoscenza come persone in tutto e per tutto uguali alle altre.
Esattamente come accade per molte minoranze (i non cattolici, per fare un esempio) la comunità LGBT deve affrontare quello che io chiamo “il complesso del cittadino ospite”, ovvero quella visione che li inquadra come degli ospiti in una società fatta dalla maggioranza “normale”.
Ciò porta inevitabilmente alla convinzione conservatrice secondo cui chiunque compia delle scelte di vita fuori dallo standard, diventando un “ospite”, debba adattarsi silenziosamente alle abitudini dei padroni di casa.
È un’idea abbastanza diffusa, e non mancano i movimenti politici che la fomentano, ma è anche in aperto conflitto con le più elementari regole strutturali di una democrazia moderna.
L’idea che sta alla base della democrazia è che tutti i cittadini (e di cittadini stiamo parlando) siano uguali fra di loro, sia nei diritti che nei doveri, senza escludere nessuno.
Il ragionamento secondo cui si può escludere un gruppo di persone da questo ombrello di garanzie è quanto di peggio un uomo libero possa permettersi di pensare, poiché apre le porte ad ogni genere di discriminazione e anche di ingiustizia (vi ricordate della poesia di Brecht?).
Per questa ragione tutti i crimini perpetrati contro delle persone in quanto tali devono essere giudicati sotto una luce particolarmente severa, poiché minano alla base i principi fondamentali di uno stato civile e democratico.
E personalmente non mi stupisce che ad impedire ciò siano proprio la Lega Nord e la destra.
Oltre a Paola Binetti naturalmente.