Due parole bolognesi
Di Spirografo
Flavio Delbono
Le dimissioni di Delbono, naturalmente, sono state un boccone amaro.
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Sono state il dessert di un pasto decisamente indigesto, iniziato con la batosta del 2008 e continuato in un 2009 decisamente poco felice.
Ora, dopo questo periodo opprimente è assolutamente naturale avere la tentazione di tornare sui propri passi, di rispolverare le strategie che un tempo hanno funzionato cercando così di riportare in rotta una barca che fin’ora ha imbarcato troppa acqua.
Magari chiedendo a Prodi di candidarsi come sindaco di Bologna…
Premesso che ho moltissima stima per il Professore, non credo sia la strada giusta da percorrere.
Non per ostilità nei confronti dell’ex-premier, ma perché in tutta franchezza non penso che
la risposta alla crisi della sinistra sia da cercare in un politico conosciuto come Prodi, che per quanto valido è una figura già vista e rivista.
In una fucina di nuovi amministratori come Bologna sarebbe veramente un peccato non riuscire a mettere in mare qualcuno di un po’ meno navigato, anche come segnale per tutto l’elettorato nazionale.
Al di la della singola persona è assolutamente importante per un partito grande e radicato come il PD mettere al lavoro nuove generazioni di politici, ed è altrettanto importante mostrare all’elettorato che lo si sta facendo.
Non è una cosa secondaria, poiché il rischio è di lasciare anno dopo anno la scena a gente di bassissimo spessore politico, succube del populismo e di conseguenza proprietà privata di lobby e poteri più o meno forti.
In un periodo di incertezza e timore come questo si sente il disperato bisogno di vedere nuove persone alle prese con le sfide del presente, a cominciare dalle questioni locali.
Per come la vedo io non è il momento di ripiegare sul passato, poiché non è quello che la sinistra ha il dovere di riscattare.



